5 MINUTI E SCENDO

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Cari Signori e soprattutto care Signore, buonasera.

puntualità s. f. [der. di puntuale]. – 1. L’essere puntuale, l’essere preciso nel fare quello che si deve al momento giusto.

A tal proposito oggi vorrei dedicare qualche riga al tanto discusso tema della “puntualità”. Vorrei sfatare il mito delle donne sempre in ritardo e che a noi uomini tocca sempre attenderle, ovunque siano e qualunque cosa stiano facendo.

Scherzavo. E’ la verità. La puntualità è un sinonimo femminile, ma, stranamente, appartiene soprattutto alla sfera maschile.

Quante volte vi è capitato di andare a prendere la vostra ragazza a casa o al lavoro o alla palestra? Credo molte.

Usciamo di casa o dall’ufficio, ci dirigiamo verso la nostra auto, da distante la apriamo (come se l’apertura centralizzata con telecomando fosse una diavoleria proveniente dall’anno 2900 e noi ne fossimo gli unici detentori al mondo), apriamo lo sportello e ci accomodiamo sul nostro bel sedile. Guardiamo l’orologio sul cruscotto. Perfetto. Siamo in orario.

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Orgogliosi della nostra puntualità svizzera, partiamo e ci dirigiamo con calma e tranquillità verso il luogo pattuito nel quale recuperare la nostra “dolcezza”. Durante il tragitto aleggiano nella nostra mente le sue parole : “ …Vieni alle 19.00” – “ Cerca di essere puntuale sennò mi tocca aspettarti fuori e poi ho paura..Sai, con la malavita che gira…”.

Poniamo nuovamente lo sguardo sull’orologio, stiamo perdendo secondi preziosi ad un semaforo. Non possiamo fare tardi. Se facessimo tardi sarebbe la fine. La nostra. Già ce la immaginiamo sul ciglio della strada che ci fissa mentre arriviamo. Non importa che sia sera e, in teoria, non riesca a vederci da così distante. Lei sa che siamo noi. Lei vede tutto. E già stiamo escogitando un piano per espiare i nostri peccati da ritardatari seriali.

A causa del terribile trip mentale, pigiamo sull’acceleratore sfidando autovelox e limiti dettati dal buon senso. E la scienza.

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“Ecco! vedo il parcheggio! alla grande, sono tre minuti in anticipo!” diciamo tra noi e noi pensando che forse Sebastian Vettel avrebbe fatto tardi in quella situazione di traffico.

Una volta parcheggiata l’auto spegniamo il motore e estraiamo dalla giacca il cellulare, così, giusto per essere sicuri che nel frattempo non ci sia arrivato qualche messaggio con scritto “ sono in anticipo!”. No, tutto tranquillo. Accendiamo la radio, radio Maria, Telegiornale ,ecco, musica. L’orologio segna le 19 in punto.

“Starà scendendo” diciamo in modo positivo. E sottolineo POSITIVO.

19.05……19.12……..DIN DIN DIN! messaggio: “ 5 minuti e scendo!”.

Alla vista del numero 5 gli occhi escono fuori dalle orbite. In “donnese” 5 minuti stanno a significare un numero indefinito di ore anni decenni secoli. 10,20,30? Ancora nessuno è mai riuscito ad identificare i “5 minuti” femminili.

Passano 25 minuti, a questo punto basta, l’uomo esce dall’auto e prova a chiamarla: “ Ma dove sei??” dice il maschio Alpha. “ Amore scusa scusa scusa scusa….Arrivo! saluto la Michi e scendo!”.

La temperatura in auto sale. No, non perché è attivo il riscaldamento ma perché i nervi maschili stanno prendendo fuoco.

Alle 20.22 minuti, il ragazzo alza gli occhi verso la porta del fabbricato. Ormai è sfinito dall’attesa. Gli sono venute le piaghe da decubito. Ed ecco Lei uscire leggiadra dal portone, con un bel sorriso.

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-“MA DOVE DIAVOLO SEI FINITA?????”-

-“ Amore scusissima, ma la piastra dei capelli non voleva scaldarsi!!!!”

Anche questa volta tralascio i retro pensieri del povero uomo.

Mette in moto l’auto e parte. Flash back: “ Ma chi cavolo è la Michi?? Non dovevi salutare la Michi???”.

“ Amore!!ahahah! ma è la mia piastra per capelli!! l’ho chiamata così!”

A presto. Oggi non me la sento di abbracciare le donne.

PG